Horreyya! La rivoluzione delle donne egiziane

27 febbraio 2012 § Lascia un commento

La rivoluzione egiziana vista attraverso gli occhi delle donne, quelle che hanno combattuto in prima linea contro il regime Mubarak, e quelle che invece hanno preferito dare il loro sostegno al “Faraone”.

Fresco di stampa, per i tipi della casa editrice romana Editori Internazionali Riuniti, il volume – curato da Valeria Brigida e Carmine Cartolano, mio caro amico e collega che qui saluto e ringrazio – raccoglie svariate testimonianze al femminile degli eventi che dall’inizio del 2011 hanno scosso fin dalle fondamenta l’assetto politico e sociale dell’Egitto.

Di seguito il testo della quarta di copertina:

«Horreyya!». Libertà! È l’urlo che squarcia il silenzio del regime egiziano, che piega l’arroganza del potere e i manganelli elettrici della polizia, che incoraggia un intero popolo alla rivoluzione che scaccerà il “Faraone”. Horreyya! è il viaggio in quelle strade, in quelle piazze, su quei ponti che hanno visto le donne in prima linea. Donne coraggiose, donne picchiate, donne molestate, donne egiziane che hanno guidato la rivolta, mentre in Italia ci occupavamo di Ruby e delle “altre”. Valeria Brigida e Carmine Cartolano raccolgono le testimonianze della vittoria delle donne contro il regime e, con pari dignità, la sconfitta di quelle che erano (e rimangono) a fianco di Mubarak. Il rigore della cronaca e il fascino della narrazione nel libro che racconta la Rivoluzione vista dagli occhi di due italiani che, per motivi diversi, si sono ritrovati insieme, prima per capire, e poi per raccontare. Un viaggio denso di emozioni e tensioni che inizia con una domanda ad una donna: «Cosa ti ha spinto a scendere in piazza e a rimanerci fino alla caduta di Mubarak?». Risposta: «Se non ora quando?»

Hassan Blasim su minima & moralia

27 febbraio 2012 § Lascia un commento

Un post brevissimo, giusto per segnalare a chi si trovi a passare da qui che l’incipit del racconto Il camion per Berlino, di Hassan Blasim, si può leggere su minima & moralia, il blog culturale di minimum fax. Il merito è di Giorgio Vasta che, per questo e mille altri motivi, non smetterò mai di ringraziare.

Il camion per Berlino è il secondo dei tredici racconti che compongono la raccolta Il matto di piazza della Libertà, da poco in libreria per i tipi delle edizioni Il Sirente. È uno dei racconti che più mi hanno colpita quando ho letto il libro per la prima volta: un’agghiacciante incursione nel tema della migrazione clandestina e delle sue storie di ordinario orrore.

L’incipit si può leggere qui. E se questa anteprima vi ha incuriositi, vi consiglio di leggere l’intera raccolta: sono certa che non vi lascerà indifferenti.

Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo, di Khaled Khalifa

9 febbraio 2012 § 2 commenti

In una lettera aperta che sta circolando in rete, lo scrittore siriano Khaled Khalifa  parla senza mezzi termini di genocidio riferendosi alla sanguinosa repressione delle proteste popolari contro il regime di Bashar al-Assad, repressione che si è intensificata negli ultimi giorni mietendo centinaia di vittime.

La lettera, datata lunedì 6, è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo, cinese, norvegese e albanese, sicché ho pensato di contribuire alla diffusione dell’accorato appello di Khalifa traducendola anche in italiano.
La si può leggere su Nazione Indiana, e ancora una volta ringrazio di cuore Gianni Biondillo per l’ospitalità. La riporto per intero anche qui, con preghiera di diffusione.

Lettera aperta di Khaled Khalifa agli scrittori di tutto il mondo

Amici, scrittori e giornalisti di ogni parte del mondo, e specialmente voi che vi trovate in Cina e in Russia, vorrei mettervi al corrente del fatto che il mio popolo si trova a fronteggiare un genocidio.

Da una settimana a questa parte le forze del regime siriano hanno intensificato i loro attacchi alle città insorte, e in particolare Homs, Zabadani, Rastan, la provincia di Damasco, Madaya, Wadi Barada, Figeh, Idlib e i paesini del Monte Zawiya. Durante questa settimana, e fino ad ora, mentre vi scrivo queste righe, sono caduti più di mille martiri, tra cui molti bambini, e centinaia di case sono crollate addosso ai loro abitanti.

La cecità di cui soffre il resto del mondo ha incoraggiato il regime a cercare di far piazza pulita della rivoluzione pacifica in Siria con una brutalità senza eguali. L’appoggio di Russia, Cina e Iran, e il silenzio del resto del mondo nei confronti dei crimini perpetrati alla luce del sole, hanno consentito al regime di decimare il mio popolo durante gli ultimi undici mesi, ma in quest’ultima settimana, dal 2 febbraio a oggi, i segni della carneficina si sono fatti più evidenti.

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Il matto di piazza della Libertà, di Hassan Blasim

27 gennaio 2012 § Lascia un commento

Immaginate un uomo rapito e costretto a dichiarare in video di aver commesso atroci crimini in nome della religione. Oppure un viaggio di clandestini diretti in Europa che si trasforma in una carneficina. Immaginate un soldato che, rimasto chiuso in una stanza per diversi giorni con la sua amata, per sopravvivere si nutre del suo corpo e del suo sangue. Immaginate cadaveri che parlano, lupi mannari, teste mozzate, corpi dilaniati o scuoiati, padri che avvelenano le figlie, figli che portano in valigia lo scheletro della madre, morti che scrivono romanzi, suicidi, esplosioni di autobombe, neonazisti che nella civile Europa picchiano a sangue gli immigrati. E poi folli, folli dappertutto, e un confine labile tra il reale e l’irreale.

Provate a immaginare tutto questo e altro ancora. Immagini raccapriccianti e scene da brivido, come nella migliore letteratura gotica.

Ma questa non è semplicemente letteratura gotica. Questo è l’Iraq. O l’Europa dei rifugiati iracheni. Talvolta, sembra dirci Hassan Blasim in questo suo splendido libro d’esordio, la realtà supera la finzione in orrore e crudeltà.

Di notizie e immagini sull’Iraq dell’ultimo trentennio ne abbiamo avute a bizzeffe, tanto da assuefarci ai telegiornali e restarne quasi indifferenti. Ed ecco allora che l’unico modo veramente efficace e incisivo per comunicare una realtà così atroce è raccontarla come se si trattasse di finzione. Finzione che appare ancor più corposa e realistica di qualunque realismo, e pertanto ancora più incisiva e in grado di turbare gli animi, anche quelli più indifferenti e ormai assuefatti alle notizie dei TG.

Hassan Blasim ci racconta, con uno stile talvolta surreale, talvolta grottesco, talvolta ironico e graffiante, un genere umano che ha perso l’innocenza, che è stato privato della sua dignità e della sua umanità, sprofondando nella violenza e nella follia, oltre ogni limite e oltre ogni immaginazione. « Leggi il seguito di questo articolo »

Rogers e la via del Drago divorato dal Sole: Barbara Benini intervista Ahmed Nàgi

11 novembre 2011 § Lascia un commento

Dalle Mille e una notte a The Wall dei Pink Floyd, un viaggio immaginifico e sorprendente che vi obbligherà a liquidare molti dei pregiudizi sul “mondo arabo” che circolano in Occidente.

Dopo una lunga assenza (diciamo pure che qui si stava lavorando per voi), torno per segnalarvi questa splendida intervista al giovane scrittore, giornalista  e blogger egiziano Ahmed Nàgi, tenutasi lo scorso 1 ottobre a Ferrara, nell’ambito del Festival Internazionale.

L’intervista verte sul romanzo d’esordio del giovane Nàgi, Rogers e la via del Drago divorato dal Sole, edito in Italia dalla casa editrice Il Sirente, nella splendida traduzione della cara amica e collega Barbara Benini.

 ”Per godere appieno di questo gioco, si raccomanda l’ascolto, nel corso della lettura, dell’album The Wall dei Pink Floyd”, si legge in apertura di questo romanzo che la casa editrice definisce “un manga in prosa”, « Leggi il seguito di questo articolo »

Diario di una rivoluzione, di Youssef Rakha

10 giugno 2011 § Lascia un commento

Lo scorso 11 febbraio, qualche giorno prima della caduta del regime di Mubarak in seguito alle manifestazioni di massa che hanno tenuto il mondo intero col fiato sospeso, Youssef Rakha (giovane scrittore, giornalista e fotografo egiziano), ha pubblicato sul suo blog The Arabophile un post in cui racconta i primissimi giorni di protesta e l’occupazione di Piazza Tahrir, che di lì a poco sarebbe diventata il luogo simbolo della rivoluzione, una “città nella città”, autonoma, indipendente, organizzata, funzionale; uno spazio liberato, una roccaforte della lotta in favore della democrazia. “Tahrir”, del resto, significa Liberazione.

Quelle pagine (scritte in inglese, a sottolineare l’intento dell’autore di raggiungere anche un pubblico occidentale), oggi si possono leggere anche in italiano, su Nazione Indiana.

A Gianni Biondillo, redattore del noto blog collettivo, che ho avuto l’immenso piacere di conoscere qui al Cairo, in occasione del Cairo Mediterranean Literary Festival (a cui ha preso parte come ospite), va tutta la mia gratitudine per aver voluto ospitare su Nazione Indiana la mia traduzione di questo Diario di una rivoluzione, che si può leggere qui.

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale: torna la Fiera Internazionale del Libro di Baghdad

7 maggio 2011 § Lascia un commento

Finalmente una buona notizia da Baghdad. La città, da anni martoriata da guerre e conflitti interetnici e interreligiosi, quest’anno ha ospitato la prima Fiera Internazionale del Libro  da diversi anni a questa parte. La notizia, diffusa dall’agenzia francese AFP e apparsa oggi sul blog della bravissima M. Linx Qualey, Arablit , è di quelle che non passano inosservate agli occhi di un’appassionata di letteratura irachena come la sottoscritta.

La fiera, che si è conclusa ieri, ha coinvolto più di duecento case editrici da ben trentadue paesi. Secondo gli organizzatori, l’evento è stato accolto molto positivamente dai cittadini iracheni, che ieri si sono riversati a centinaia tra gli stand.

Abdulwahab al-Radhi, presidente dell’Associazione degli Editori Iracheni, spiega che questa è stata la prima fiera del libro organizzata dal governo iracheno negli ultimi vent’anni. L’ultima aveva avuto luogo nel 1990, prima dell’invasione del Kuwait da parte del dittatore Saddam Hussein, e nel corso degli ultimi vent’anni c’erano state solo fiere organizzate da privati o da istituzioni locali legate al territorio.

Altra notizia degna di nota: quest’anno è stato dedicato un ampio spazio anche alla letteratura curda.

Safira Naji, una degli organizzatori, afferma che “Baghdad ha riguadagnato il suo posto sulla mappa mondiale della cultura”, e questo blog, in attesa di poter visitare presto di persona la fiera in una sua prossima edizione,
non può che augurarsi che l’evento sia il segnale di un imminente ritorno alla normalità per Baghdad e l’Iraq tutto.

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